Come avere un sito e-commerce a norma: i doveri di correttezza professionale

Provvedimento n. 27504. Irrogata una sanzione di 120.000 € (centoventimila euro) nei confronti di una società di e-commerce per pratica commerciale sleale e violazione del codice del consumo

e-commerce a norma

In questo articolo affronteremo il tema della compliance dei siti e-commerce prendendo spunto da uno dei tanti accertamenti compiuti dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

I controlli sulle attività di e-commerce.

In diverse occasioni l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha sanzionato i titolari di siti e-commerce per violazioni del codice del consumo. Oggetto di contestazione sono le c.d. pratiche commerciali sleali e più in generale le violazioni del codice del consumo.

Cos’è una pratica commerciale sleale?

Se gestisco un sito di e-commerce e vendo beni o servizi online, ho il dovere di operare con correttezza professionale, evitando pratiche commerciali contrarie alla diligenza professionale, false o idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che esse raggiungono o al quale sono dirette. Le pratiche commerciali sleali si suddividono a loro volta in pratiche commerciali ingannevoli e pratiche commerciali aggressive.

Cosa significa pratica commerciale ingannevole?

Per un elenco completo delle pratiche commerciali ingannevoli si rimanda al codice del consumo, artt. 21 a 23. In linea generale, una pratica ingannevole consiste in  una pratica commerciale che contiene informazioni non rispondenti al vero o, seppure di fatto corretta, in qualsiasi modo, anche nella sua presentazione complessiva, induce o è idonea ad indurre in errore il consumatore medio riguardo ad uno o più elementi specificati all’art. 21 del codice del consumo e, in ogni caso, lo induce o è idonea a indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso.

Quali sono state le condotte commerciali sleali contestate nel provvedimento in oggetto?

Il comportamento posto in essere dalla società si è sostanziato:

  1. Nell’opporre difficoltà ai consumatori ai loro diritti in materia di garanzia legale di conformità di cui agli artt. 128 e seguenti del codice del consumo.
  2. In omissioni circa gli obblighi informativi precontrattuali ed in particolare nella mancanza di chiarezza in ordine all’identità del professionista che vende online e ai mezzi per contattarlo.

Partendo dalla pratica scorretta in materia di garanzie sui beni di consumo, il venditore sosteneva che i suoi prodotti fossero coperti da garanzia soltanto nei primi 12 mesi dall’acquisto del prodotto. Tuttavia la legge prevede una garanzia per difetti di conformità pari a 24 mesi. Si tratta quindi di una pratica scorretta spesso aggravata dal mancato riscontro del venditore ai solleciti ricevuti dagli acquirenti (assenza di risposta a rimostranze ricevute via e-mail).

Tale condotta si sostanzia in una violazione dei doveri di correttezza professionale richiesta ad un operatore del settore a norma degli artt. 20, comma 2, 21, comma 1, lettera g) e 22 del codice del consumo, nonché di una condotta ingannevole ed omissiva riguardo ai diritti dei consumatori, incluso il diritto di sostituzione e rimborso previsto dagli artt. 130 e 132 del codice del consumo.

Come posso evitare di incorrere in pratiche commerciali sleali? Cosa raccomanda l’Autorità garante della concorrenza e del mercato?

È necessario offrire all’utente del sito e-commerce, in modo chiaro e comprensibile, nella fase prodromica alla scelta d’acquisto, un quadro informativo quanto più possibile preciso ed esauriente rispetto alle caratteristiche essenziali dei prodotti venduti e alle modalità di esecuzione del contratto, al fine di consentire al consumatore la verifica della convenienza della transazione e della conformità dei beni/servizi alle dichiarazioni del professionista. Peraltro, considerate le caratteristiche e l’articolazione del mezzo Internet, un maggior dettaglio nell’offrire dichiarazioni complete ed esaurienti, in modo chiaro e comprensibile, sin dal primo contatto con il consumatore.

Obbligo di riportare le informazioni concernenti l’identità del professionista

La mancanza o incompletezza delle informazioni concernenti l’identità del professionista risulta nella violazione dell’art. 49, comma1, lettera b) del codice del consumo.

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